Sintesi
Saggio di Daniela Gaidano dedicato alla manifattura odierna della corda di budello, pubblicato sulla rivista «Orfeo» nella rubrica Guida all’acquisto e qui riprodotto in facsimile su nove pagine (pp. 20–28). L’autrice confronta il ciclo di lavorazione del cordaio antico — bagni alcalini di potassa, sgrassatura, taglio, torcitura al telaio e sbianca ai vapori di anidride solforosa — con quello del cordaio moderno, che riceve il budello già sgrassato e tagliato in strisce e in compenso segue la corda fino all’eventuale rivestimento metallico. Il cuore del testo è la torsione, il parametro che più di ogni altro determina tipologia e qualità della corda, e la sua progressiva scomparsa con l’industrializzazione; seguono la rettifica meccanica introdotta a fine Ottocento, l’oliatura, le vernici e le corde rivestite. Chiudono un elenco di calibri storici documentati e una bibliografia di fonti dal Cinquecento a oggi.
Punti chiave
- Il cordaio moderno riceve il budello già sgrassato, tagliato in strisce e sotto sale, mentre quello antico eseguiva in proprio selezione, bagni alcalini, sbianca e solforazione: cambia il punto d’inizio della lavorazione, non solo la tecnologia.
- La torsione è il fattore probabilmente più rilevante per determinare tipologia e qualità della corda: bassa torsione con angolo di 30° o meno, media intorno ai 45°, alta uguale o superiore ai 60°.
- L’alta torsione non è stata abbandonata per scelta estetica ma «per estinzione»: richiede sensibilità manuale e attenzione costante, incompatibili con la produzione seriale affermatasi in Germania già a fine Ottocento.
- La rettifica meccanica, diffusa dal 1885 grazie a Pirazzi, rende la corda cilindrica e misurabile in centesimi di millimetro (il sistema PM di Pirastro) al posto del conteggio dei budelli; usata in eccesso però asporta le fibre superficiali e rende la corda fragile e sensibile all’umidità.
- L’oliatura protegge davvero solo se è immersione totale — minimo otto giorni per le corde sottili — con olio d’oliva di prima spremitura, poco viscoso e con acidità inferiore allo 0,3 per cento: la semplice umettatura rende la corda sorda ed è sconsigliata.
- I calibri storici documentati fra metà Settecento e fine Ottocento (violino, violoncello, chitarra, viola da gamba basso) forniscono al musicista una base concreta per verificare la propria montatura invece di affidarsi al solo marchio commerciale.
di Daniela Gaidano
Nota editoriale: l’articolo è qui riprodotto in facsimile, nelle nove pagine originali della rivista «Orfeo» (pp. 20–28). I testi introduttivi delle sezioni, le tabelle e la bibliografia trascritta che seguono sono redazionali e servono a rendere navigabile e consultabile il documento; il testo dell’autrice resta quello delle immagini.
Guida all’acquisto: come sceglierla e riconoscerne la qualità
L’autrice parte da una constatazione: sulle procedure manifatturiere storiche è stato scritto molto, ma sulle tecnologie realmente impiegate oggi si sa poco. Nell’avvicinarsi alla filologia si tende a usare come metro il solo calibro, cercando in buona fede certezze e precisioni, e trascurando altri parametri altrettanto importanti. La tecnologia cordaia si è mossa attraverso i secoli verso nuovi canoni estetici e commerciali: oggi si dispone di materiali super-lisci e calibrati al millesimo di millimetro, e occorre saper distinguere fra comodità ed eccesso tecnologico.
Il cordaio antico e quello moderno: bagni alcalini, sgrassatura e sbianca (pp. 20–22)
La prima differenza fra il cordaio moderno e quello antico sta all’inizio della lavorazione. Un tempo il laboratorio si trovava vicino al mattatoio e ad un canale o torrente: si sceglievano i budelli, si lavavano nel fiume, si separavano le parti utili dalle membrane e dalle parti grasse, dapprima ammorbidendole con bagni alcalini a concentrazione crescente e poi con uno sfregamento meccanico. I bagni erano a base di potassa vegetale (ceneri di vinacce e feccia di vino stemperate in acqua), poi sostituita dai sali alcalini puri come il carbonato di sodio. Dopo il lavaggio e la sgrassatura il budello veniva tagliato in fettucce o lasciato intero con un taglio laterale, selezionato, unito e ritorto; il telaio guarnito con le protocorde veniva quindi sottoposto alla sbianca a vapori di anidride solforosa, per periodi che potevano raggiungere gli otto giorni. Il cordaio odierno riceve invece il budello già sgrassato, tagliato in strisce e sotto sale, ma ne cura la lavorazione fino all’eventuale rivestimento con filo metallico, occupandosi anche della formazione dei set standard e delle diverse tensioni.



Torsione, diapason e calibri storici (pp. 23–24)
La torsione è il fattore probabilmente più rilevante per determinare la tipologia e la qualità di una corda. Più la corda è ritorta, più è morbida ed elastica, e restituisce maggiore prontezza di suono, più armonici, un suono più rotondo e pastoso, meno nasale e vetroso; al contrario, una corda poco ritorta ha maggiore resistenza tensile ed è obbligata per il cantino di violino, che lavora vicinissimo al carico di rottura. Per ottenere una parità di sensazione tattile (equal feeling) su tutte le corde occorre tener conto che una corda più ritorta deve aumentare di diametro rispetto a una in media torsione. Il ragionamento si intreccia con quello sul diapason e sulla lunghezza vibrante: il diapason variava molto non solo negli anni ma anche da zona a zona, mentre la corda è sempre quella, costruita cioè da un budello intero di agnello; dunque il parametro corrispondente variabile è la lunghezza vibrante.
| Tipologia | Angolo di torsione |
|---|---|
| Bassa torsione | 30° o meno |
| Media torsione | intorno ai 45° |
| Alta torsione | uguale o superiore ai 60° |


I calibri storici citati nel saggio
| Strumento | I corda | II corda | III corda | Note |
|---|---|---|---|---|
| Violino | 66–73 | 85–95 | 110–124 | la I corda corrisponde a 3 o 4 fili di budello |
| Violoncello | 125–150 | 170–200 | — | i valori massimi sono ricavati dal metodo di Romberg (1840) |
| Chitarra, prima metà dell’Ottocento | I, II e III corda come il violino | — | ||
| Chitarra, periodo successivo | 64–67 | 82–87 | 104–109 | — |
| Viola da gamba basso inglese | la I corda è la II del violino | dati di Talbot, 1694–1700 | ||
Industrializzazione, levigatura, rettifica meccanica e oliatura (pp. 25–26)
Alla perdita dell’alta torsione si sommano le vicende economiche italiane: il terremoto del 1905 distrusse Salle, capitale cordaia abruzzese, costringendo molti cordai a cercare fortuna altrove — i fratelli Mari emigrarono a New York nel 1916 — e la richiesta bellica di filo per sutura rese quasi irreperibili le corde in budello. Una volta ritorta e asciutta, la corda veniva levigata a mano con asperella (foglia di equiseto, detta anche coda di cavallo) o pomice, per eliminare la rugosità superficiale e mitigare la falsità. Dal 1885 Pirazzi introdusse una sorta di rettifica meccanica, che rese possibile la perfezione delle quinte e la misura commerciale in centesimi di millimetro (il sistema PM di Pirastro) al posto del criterio del numero di budelli; l’attuale rettifica senza centri risale al secondo dopoguerra. Il vantaggio è una corda perfettamente cilindrica e calibrabile, il rischio è l’abuso: asportare budello in eccesso rompe le fibre superficiali e rende la corda molto sensibile all’umidità e all’abrasione. Si riconosce una corda troppo rettificata dal fatto che appena posta in intonazione comincia a spellarsi e a rompersi.


Oliatura, vernici e corde rivestite (pp. 27–28)
L’oliatura, per essere una protezione efficace contro l’umidità senza ridurre la sonorità, deve consistere in un’immersione totale: minimo otto giorni per le corde sottili, di più per quelle di contrabbasso. L’olio va scelto con cura — di prima spremitura, il meno viscoso possibile, con acidità inferiore allo 0,3 per cento e non vecchio — perché irrancidisce a contatto con l’aria; per rallentare il fenomeno si aggiungeva una piccola dose di olio di lauro o qualche grammo di pallini di piombo. Per le corde rivestite il discorso è diverso: se l’anima contiene seta o affini fra l’anima e il filo metallico, l’oliatura è solo dannosa. L’autrice passa quindi in rassegna gli artifici introdotti in epoca recente e da valutare criticamente prima di inserirli in una montatura filologica: la vernice, comparsa nel secondo dopoguerra e forse dovuta a Savarez per le corde da arpa, che rende la corda praticamente impermeabile e più resistente al sudore ma altera prontezza d’attacco e pastosità timbrica; lo strato sottile di seta interposto fra anima e filo metallico, utile ma recente; e il filo metallico di rivestimento a sezione piatta, di cui J. E. Bonn scriveva già nel 1885 e la cui prima documentazione riguarda Savarez nel 1952.


Bibliografia
Elenco trascritto dalla pagina finale dell’articolo («Orfeo», p. 28).
- Livro dos Reggimentos dos officiaes mecanicos da mui excelente e Sempre leal Cidade de Lixbona refromado per ordenança do Illustrissimo Senado della pello Licenciado Duarte nunez do liam, Anno MDLxxij, Lisbona. Archivio storico della Camera Municipale di Lisbona, cod. 35, cap. XLII: «Do Reggimento dos que fazem cordas de viola».
- Statuto dell’università dei cordai di Roma, Roma, Archivio di Stato, Camerale II arti e mestieri, anno 1642.
- D. Angeloni, Il liutaio: origine e costruzione del violino e degli strumenti ad arco moderni, Hoepli, Milano 1923.
- J. Edwin Bonn, Technical notes on the choice, keeping, and preparation of violin strings, Brading, Isle of Wight, 1885.
- A. Broadley, String gauges, «The Strad», aprile 1900.
- R. Dowland, Varietie of lute lessons, London 1610.
- L. Forino, Il violoncello, il violoncellista ed i violoncellisti, Hoepli 1905 (II ed. aggiornata dall’autore 1930).
- F. Galeazzi, Elementi teorico-pratici di musica…, Roma 1791.
- G. Hart, The violin: its famous makers and their imitators, London 1875.
- Labarraque, Nuovo Dizionario Universale Tecnologico o di arti e mestieri…, Giuseppe Antonelli ed., Venezia 1823 (prima traduzione italiana), tomo VIII, voce «Minugiaio».
- D. Larson, Making gut strings, gamutstrings.com/string_making.htm.
- Mimmo Peruffo, Italian violin strings in the eighteenth and nineteenth centuries: typologies, manufacturing techniques and principles of stringing, «Recercare», IX, 1997.
- Mimmo Peruffo, Della virtuosa et ingegnosa pratica costruttiva delli stromenti da musica, «Dialogo», violadagamba.it/dialogo/dialogo.html.
- H. Simson, Gustav Pirazzi & Co.: Since the days of Paganini, Lewis & Son, Chicago, Godwin Library, Oberlin College (la datazione è sconosciuta, ma il libello pubblicitario risale agli anni in cui Hermann Pirazzi conduceva l’azienda sotto la supervisione di Gustav).
Siti citati dall’autrice
Per approfondire le procedure manifatturiere storiche e odierne e le montature storicamente corrette, l’autrice rimanda a www.aquilacorde.com, www.gamutstrings.com e a www.mrinstruments.demon.co.uk (quest’ultimo non più attivo).
L’autrice
Daniela Gaidano, violista e violinista, si interessa dal 2000 dell’uso delle corde di budello per tutti i repertori, anche moderni. Nel 2002 ha lavorato per la Aquila Corde Armoniche di Vicenza producendo corde in budello per montature storiche e corde sintetiche per liuto.