Saggi
N. 098

Corde rivestite per archi: i nostri criteri

Sintesi Saggio sulle corde rivestite storiche per strumenti ad arco. L’autore ricostruisce le prime menzioni note (Goretsky 1659, Playford 1664) e la lenta diffusione europea fino agli anni 1685–87 (Gabbiani), distingue le tre tipologie storiche — close wound, double wound, demi-filée — con le...

Sintesi

Saggio sulle corde rivestite storiche per strumenti ad arco. L’autore ricostruisce le prime menzioni note (Goretsky 1659, Playford 1664) e la lenta diffusione europea fino agli anni 1685–87 (Gabbiani), distingue le tre tipologie storiche — close wound, double wound, demi-filée — con le rispettive applicazioni organologiche, e descrive le caratteristiche costruttive che Aquila Corde Armoniche adotta nella ricostruzione filologica: filo tondo, anima di budello in alta torsione, assenza di seta interposta, metalli storici (argento, rame, ottone) e proporzioni anima/filo coerenti con le fonti del Settecento.

Punti chiave

  • Prime menzioni note delle corde rivestite: 1659 (Hartlib/Boyle su Goretsky) e 1664 (Playford); diffusione effettiva solo dopo il 1680.
  • Tre tipologie storiche: close wound (spire accostate), double wound (doppio strato) e demi-filée (spire spaziate del XVIII secolo).
  • Le corde demi-filée nacquero per limiti tecnologici: non si producevano fili abbastanza sottili da fare close wound leggere.
  • Le corde rivestite storiche usano filo tondo (argento, rame argentato, ottone), anima di budello in alta torsione e nessun cuscinetto in seta.
  • Le moderne corde rivestite con filo piatto, anima rigida e ricoperture in tungsteno o nichel differiscono dalla pratica storica per timbrica e dinamica.

Un po’ di storia

Le prime menzioni oggi note della comparsa delle corde filate risalgono al 1659 (Samuel Hartlib Papers Project; Ephemerides: “Goretsky hath an invention of lute strings covered with silver wyer, or strings which make a most admirable musick. Mr Boyle… String of guts done about with silver wyer makes a very sweet musick, being of Goretsky’s invention”) e al 1664 (John Playford, An Introduction to the Skill of Music), ma la loro successiva diffusione, nei primi decenni dalla loro comparsa, non fu affatto rapida.

Frontespizio di An Introduction to the Skill of Music di John Playford, 1664

In Italia, paese da sempre rinomato per la produzione di corde armoniche, se ne parla soltanto a partire dal 1677 (in una fattura del liutaio Alberto Platner si legge: “due corde di violone, una di argento et un’altra semplice”). Risalgono però a dopo il 1680 le prime rappresentazioni iconografiche di strumenti musicali (violino e violoncello) utilizzanti, nel basso, tali corde (vedere le opere pittoriche di Antonio Gabbiani, Palazzo Pitti, Firenze).

Secondo Rousseau (Traité de la Viole, 1685), fu il violista Sainte Colombe a introdurle per primo in Francia intorno al 1675, ma il principale trattato inglese per liuto e basso di viola risalente alla seconda metà del XVII secolo (Thomas Mace, Musick’s Monument, 1676) ancora non le nomina, limitandosi a descrivere ancora bassi in puro budello: i Lyons, i rosso cupo Pistoys.

Claude Perrault (Œuvres de physique, Amsterdam 1680, pp. 214–215) così intitola un suo paragrafo: “Invention nouvelle pour augmenter le son des cordes”. Si tratta naturalmente delle corde rivestite. Nel manoscritto di James Talbot (1700 circa) i bassi dei liuti, del violino e del basso di violino sono ancora quelli usuali in solo budello: vale a dire i Lyons e le Catlins.

Nei primi decenni del XVIII secolo le corde filate presero definitivamente il sopravvento rispetto ai bassi tradizionali di budello, rivoluzionando totalmente la maniera di fare musica sino ai nostri giorni.

Caratteristiche costruttive tipiche delle corde rivestite storiche (XVII–XIX secolo)

  1. Utilizzo di filo metallico a sezione esclusivamente rotonda.
  2. Utilizzo di metalli quali il rame, l’argento puro, il rame argentato e l’ottone. Non esistevano ancora metalli quali l’alluminio, il tungsteno (o wolframio) o leghe speciali, il cui impiego cominciò soltanto verso la prima metà del XX secolo.
  3. Anima di budello naturale in alta torsione.
  4. Assenza di seta tra anima e filo metallico di ricopertura.
  5. Diverso bilanciamento tra l’anima e l’avvolgimento metallico rispetto alle corde rivestite moderne, anche se sono state realizzate su anima di budello.

Le tipologie in uso

Le tipologie di corde rivestite in uso tra la seconda metà del XVII secolo e la fine del XVIII si possono ricondurre a tre specie:

  1. Corde rivestite su anima di budello con avvolgimento metallico a spire accostate.
  2. Corde rivestite su anima di budello con avvolgimento a spire non accostate.
  3. Corde rivestite su anima di budello con doppio avvolgimento metallico a spire accostate.

Tipologia 1: filatura a spire accostate

Nella seconda metà del XVIII secolo le corde di tipo 1 cominciarono a essere realizzate anche su anima di seta. Il loro uso rimase tuttavia circoscritto ai bassi più gravi delle arpe a movimento semplice e agli strumenti a pizzico come la chitarra a cinque ordini e successivamente per la chitarra a sei corde semplici. Non si hanno sinora riscontri storici di una loro applicazione anche per gli strumenti ad arco.

Tipologia 2: le corde demi-filée

Le corde di tipo 2 furono chiamate dai francesi del XVIII secolo corde a “demi” o più genericamente demi-filée. La loro caratteristica costruttiva risulta chiaramente deducibile dal nome: si tratta di corde il cui avvolgimento presenta una spaziatura tra spira e spira pari al diametro del filo o leggermente di più (questa preziosa indicazione costruttiva, l’unica del XVIII secolo, ci viene da Le Cocq, Parigi 1724). La prima menzione di questa tipologia di corda risale al 1712 (Sébastien De Brossard, Fragments d’une méthode de violon, manoscritto) mentre l’ultima è del 1782 (Jean-Benjamin De Laborde, Essai sur la musique ancienne et moderne). Le corde demi-filée, realizzate sempre su anima di budello, venivano estesamente utilizzate come quarta corda “do” del basso di viola (vedere la lettera di G.B. Forqueray al principe Friederich Wilhelm del 1768), come terza del violino e infine come bassi nelle chitarre a cinque ordini.

Alla fine del XVIII secolo le corde a demi andarono in disuso sia a causa della scomparsa degli strumenti che le utilizzavano (basso di viola, chitarra a cinque ordini), sia perché vennero sostituite da quelle di tipologia 1 avvolte su anima di seta (è il caso della chitarra a sei corde semplici) oppure perché rimpiazzate dalle corde di budello nudo (terza del violino).

Contrariamente a quanto si crede, le corde demi-filée non furono corde di transizione tra le superiori in budello nudo e i bassi seguenti a filatura accostata. Per ottenere questo scopo sarebbe bastata una normale corda a filatura accostata con rapporto anima/filo metallo a favore dell’anima. La vera ragione è tecnologica: a quel tempo non erano in grado di realizzare fili metallici così sottili. La soluzione di ricoprire un’anima spaziando un filo più grosso risolse brillantemente il problema.

Schema di corda rivestita demifilée con spire metalliche distanziate

Dettaglio di filatura aperta su anima di budello

Arpa del XVIII secolo con bassi a filatura aperta. Notare le corde del violino sottostante: 4° filata argento e tre in budello.

Confronto fra corda rivestita storica a filo tondo e corda moderna a filo piatto

Ascolta il suono dei bassi demi-filée in un liuto a 13 ordini in re minore:

Tipologia 3: il doppio avvolgimento

Si suppone che le corde di tipologia 3 siano state parimenti utilizzate nel corso del XVIII secolo per quei particolari strumenti ad arco caratterizzati dall’avere una corta lunghezza vibrante in relazione all’intonazione richiesta. Sembra essere questo il caso del violoncello/viola da spalla e, più sicuramente nel corso del XIX secolo, della quinta corda del contrabbasso tradizionale.

G.B. Forqueray nella sua lettera del 1768 spiega al principe Wilhelm che le corde gravi del basso di viola non devono essere realizzate doppiamente ricoperte ma a filatura semplice: chiara indicazione che le corde a doppia ricopertura erano note anche nel XVIII secolo.

Corda rivestita storica - dettaglio di filatura su anima di budello

Galleria

Realizzazione di una quarta filata per violoncello Macchina manuale per filatura corde, Encyclopédie di Diderot e D’Alembert Antica macchina per filatura primo Novecento, Museo di Sant’Eufemia a Maiella Macchina per filatura primo Novecento, dettaglio Corde rivestite di Stradivari, Museo Stradivariano Cremona
Pianta di Vitalba Liuto di Raphael Mest Copia delle corde basse a filatura aperta del liuto di Raphael Mest Copia corde rivestite Mest su liuto barocco in re minore Johann Kupezky (1667–1740), ritratto di liutista con basso a filatura aperta
Claude Perrault, Œuvres de physique, Amsterdam 1680 Antiche corde rivestite di viola, Museo degli strumenti di Bruxelles 2007 Antonio Gabbiani 1685 - primo esempio noto di quarta rivestita per violino Antonio Gabbiani 1685 - primo esempio noto di quarta rivestita per violoncello Antonio Gabbiani 1687 - altro esempio di quarta rivestita per violoncello
Françoise Puget 1687 - corde rivestite su basso di violino G.B. Forqueray ca. 1750 - dettaglio close wound e demifilée Horemans ca. 1770 - violino con quarta rivestita in argento Nicolas Henri Jeaurat 1756 - dettaglio terza demifilée di violino Moderne macchine per filatura corde